Giovanna Mancuso

Mancuso Giovanna vive a cormano,  nel 2009 rimane affascinata dalla trasparenza di un acquarello visto per caso e inizia a dipingere come autodidatta , per poi diventare allieva di Maurizia Perico, Gabriella Musajo, Renata  Bonzo, Paolo Fabbro e Davide Parenti.  Ha seguito work shop di Nadia Tognazzo e Fernando Cavalieri.

Dal 2014 cerca di perfezionarsi anche nel disegno  sotto la guida del maestro Paolo Fabbro ed Eligio Bossetti.

Insegna per passione ai bambini della scuola dell'infanzia e delle elementari.

Nel 2013 vince il primo premio al concorso della madonna del pilastrello a Bresso.

 

Nel 2015 e nel 2016 vince il premio per la miglior tecnica esecutiva al concorso Colore e Materia presso la galleria Click Art a Cormano (MI)

Dal 2017, insegna presso la Pro Loco di Cormano

Giovanna Mancuso. La magia nel dettaglio.
Le opere di Giovanna Mancuso hanno il fascino di una semplicità d'altri tempi, ma che
dietro la loro apparente facilità lasciano intuire una articolata e nitida visione della realtà.
Una precisione quella di Giovanna Mancuso da scendere così in profondità da cogliere ciò
che sta dietro all'immagine di un fiore piuttosto che di un paesaggio. Cioè la sua storia.
Ed è proprio questa capacità di scandagliare retrospettivamente la realtà che dà sostanza
alla produzione di questa artista. Il segno del pennello, intriso di colore e intinto nell'acqua,
non è quindi un semplice tratto, ma un elemento di una plastica costruzione immaginaria
che l'artista colloca sulla carta, dove la "terza dimensione" non è la larghezza o lo
spessore, ma ciò che è accaduto. Una dimensione temporale quindi che corrobora la
visione del presente.Questo lo si percepisce in certe "cartoline" di paesi o scorci di
paesaggi dove la rappresentazione è così nitida e sapiente che viene naturale immergersi
nell'atmosfera da cui tali immagini sono scaturite. Giovanna Mancuso non si ferma però alla rievocazione di una realtà passata, ma cerca di interpretarla, decodificarla. Ecco quindi la necessità di scendere al livello della scrittura, nel senso letterale del termine. Come se dietro ad una immagine ci fosse una complessa simbologia, non così dissimile da quella dei linguaggi di programmazione che codificano le immagini visibili su un computer. E' questo il senso della ricerca intrapresa dall'artista sulle calligrafie orientali, dove l'ideogramma non è il punto di arrivo ma di partenza, di un percorso teso a cogliere la quintessenza di ciò che anima una visione.
Non è un caso che l'attenzione dell'artista si sia indirizzata alla scrittura appartenente ad
un mondo così remoto e lontano, geograficamente e culturalmente, come quello Zen e
Shodo. Come se solo grazie ad una assoluta presa di distanza, una sorta di reset mentale,
fosse possibile rendere conto appieno della vita interiore di ciò che ci sta vicino. E' così
che un papavero o un vecchio tram diventano metafora di un prezioso mondo da
preservare, almeno sulla carta, prima che sia troppo tardi.

Paolo Avanzi