ARTISTA DEL MESE

PAOLO AVANZI

1. DOMANDA: Sei una persona piuttosto eclettica avendo vari interessi a livello culturale. Come sei arrivato alla pittura?

 

RISPOSTA: Ho iniziato a dipingere una ventina d'anni fa. Intorno ai quarantanni. Non ho seguito nessun corso di pittura. In questo sono assolutamente autodidatta. Sin dall'inizio ho proceduto per tentativi, lasciandomi guidare dall'istinto.

Ho iniziato con gli acquerelli, poi sono passato al polimaterico. Per un paio d'anni ho realizzato delle opere su plastica con smalti e combustioni che sono state anche esposte al Museo Sandretto della Plastica nel Canavese. Dalla plastica sono ritornato al figurativo. Però il concetto tridimensionale fluido e mobile tipico della plastica mi è rimasto dentro. Tant'è che lo ho applicato alla mia produzione in stile Pop Art e in quella successiva. In effetti mi viene naturale esaltare un senso di plasticità nei soggetti che rappresento. Come se dietro la loro natura bidimensionale ci fosse una essenza corporea.

La svolta è avvenuta nel 2006, quando dopo varie sperimentazioni sono approdato allo stile che mi caratterizza. Non nego che sono stato influenzato dalla Fotografia e dalle potenzialità della Digital Art. Anche se a livello storico credo di aver subito l'influenza dei maestri del Futurismo italiano come Boccioni e Balla. Ciò che mi affascina delle loro opere è la potenza cinetica e nello stesso tempo la visione d'insieme multiprospettica dei loro soggetti. Dopo oltre un secolo queste opere continuano a mantenere intatta la loro carica innovatrice.

Quello che cerco di fare io, nel mio piccolo, è di perseguire una strada che mi renda riconoscibile in questa mia ricerca, prendendo spunto dalla Pop Art e dal Futurismo.

 

2. DOMANDA: Cosa intendi esprimere con le tue opere? C'è un messaggio che vuoi portare avanti?

 

Un aspetto che mi colpisce della realtà di tutti i giorni è la frammentarietà, nelle comunicazioni (testuali e visive) e nei valori. Frammentarietà che si coniuga spesso con il concetto di ridondanza. Siamo continuamente bombardati dai mass media e dai social. Le informazioni, ma anche le stesse immagini, ci vengono ripetute e trasmesse sotto prospettive spesso discordanti e questo ci crea confusione, ci stordisce. Questo senso di frammentarietà e distorsione ho voluto ricrearlo nella mia produzione. Chi osserva le mie opere ha l'impressione di vedere le figure, che rappresento, come attraverso uno specchio o un vetro deformante. Questo me lo dicono un po' tutti. Al di là dell'effetto distorsivo, l'impressione che vorrei trasmettere è appunto questo senso di precarietà e di moltiplicazione . Lo straniamento e lo sconcerto che prova l'osservatore sono paragonabili a quanto io avverto di fronte alla realtà presente. E' così complessa, variabile e dinamica che si fa fatica comprenderla.

 

3. DOMANDA: Ci sono particolari complessità tecniche nella realizzazione delle tue opere?

 

Le mie opere sono come dei puzzle, con la difficoltà in più (non irrilevante) che in ogni tessera o riquadro la prospettiva varia continuamente, anche se di poco. Per cui c'è quasi sempre un minimo di sovrapposizione tra una tessera e quella adiacente. Se poi alla frammentazione si aggiunge la distorsione, la complessità aumenta ulteriormente.

Un ulteriore elemento da gestire è la riconoscibilità delle figure che deve essere garantita nonostante la frammentarietà della stessa. C'è il rischio infatti che le figure o sagome che rappresento (se troppo frammentate) non siano identificabili dall'osservatore. E per fare ciò differenzio molto lo sfondo rispetto alla figura utilizzando per esempio chiaro scuri o contrasti cromatici.

E' quindi un procedimento abbastanza complesso e che richiede figure e sfondi ben definiti. Se così non è, si rischia di creare un guazzabuglio di colori che confonde l'osservatore.

 

4. DOMANDA: Secondo te l'artista quale ruolo dovrebbe avere nella società di oggi?

 

Ieri come oggi l'artista dovrebbe dare un contributo critico di stimolo alle coscienze troppo spesso assopite in una sorta di torpore mentale. Il fatto di avere a disposizione tanti strumenti di conoscenza (molti di più rispetto al passato) non è condizione sufficiente per una partecipazione attiva ai processi sociali e produttivi.

Ho l'impressione che spesso cadiamo in un un approccio un po' semplicistico e superficiale, forse come reazione all'eccesso di complessità o alla ridondanza delle informazioni. Cogliamo ciò che ci fa comodo, ciò che ci diverte subito e senza tanti problemi. Con questo non voglio dire che l'artista deve fare l'intellettuale pedante e palloso. Bisognerebbe essere in grado di attirare e coinvolgere l'uomo di tutti i giorni usando pure la leva del divertimento e dell'intrattenimento, ma allo stesso tempo proponendo contenuti che facciano riflettere. Stimolare quindi prospettive diverse da quelle banali e rassicuranti del senso comune.

Quando un osservatore rimane sconcertato dai miei quadri, mi sembra di aver fatto il passo giusto in questa direzione. Insomma, nel mio piccolo, preferisco provocare e "colpire" piuttosto che appagare con un "bel" quadro.

Credo che mettersi in discussione sia indispensabile per aumentare il livello della consapevolezza della gente. E l'artista deve dare il buon esempio dando dimostrazione di umiltà e impegno, anche a rischio di non essere capito o di venire messo in disparte.

BALLERINA SOTTO I RIFLETTORI

BALLERINA SOTTO I RIFLETTORI

70 x 100 cm, 2010 acrilico su tela

PROLIFERAZIONE ENERGETICA

PROLIFERAZIONE ENERGETICA

87 x 70 cm acrilico su tela

Paolo Avanzi

Paolo Avanzi

UOMO IN VESPA 70 x 50 cm acrilico su cartone telato

Paolo Avanzi

Paolo Avanzi

TRE ZINGARE 60 x 70 cm olio e acrilico su tela

PRIMA DEL GOAL

PRIMA DEL GOAL

60 x 80 cm, 2008 olio su tela

RITRATTO DI SIGNORA

RITRATTO DI SIGNORA

70 x 50 cm, 2020 acrilico su tela

PENSIERO ROSSO

PENSIERO ROSSO

80 x 60 cm, 2011 acrilico su tela

RITRATTO AL TRAMONTO

RITRATTO AL TRAMONTO

80 x 60 cm, 2011 acrilico su tela

PASSEGGIANDO SUL LUNGOLAGO

PASSEGGIANDO SUL LUNGOLAGO

80 x 60 cm, 2010 acrilico su tela

GELOSIA

GELOSIA

101 x 70 cm, 2009 acrilico su tela

Paolo Avanzi nasce a Rosolina (Rovigo) nel 1958. Laureato in Psicologia. Ha lavorato per oltre 30 anni in società multinazionali come specialista e project manager. Approda alle arte figurative nel 2002. Nel 2004 effettua la sua prima personale nel Museo Sandretto di Pont Canavese. Dal 2006 si indirizza verso un figurativo di tipo sperimentale che risente di queste esperienze informali. Dal 2007 partecipa a Fiere d’arte sia nazionali (Padova, Genova, Bergamo. Brescia ecc.) sia internazionali (Miami. New York e Seoul). Tra le innumerevoli personali citiamo quelle presso Galleria Arte Capital di Brescia, Museo U. Mastroianni di Marino, Pinacoteca comunale di S. Michele Salentino, Galleria Emmediarte di Milano, Galleria Centro Arte Moderna di Pisa, Biblioteca Pertini di Cinisello Balsamo. Il suo stile è caratterizzato da un processo di frammentazione e deformazione della figura che viene percepita come attraverso uno specchio deformante.  Ha realizzato oltre 700 opere che sono pubblicate sul sito www.paoloavanzi.com  Paolo Avanzi organizza periodicamente esposizioni personali e collettive nel suo atelier Spazio Intelvi 11 a Dizzasco (a 800 metri da Argegno sul lago di Como).  E’ inoltre autore di racconti, poesie, saggi e testi teatrali. E’ attivo anche come attore ed esperto di storytelling (Vedi sito www.avanzidicultura.com)

 

È difficile sottrarsi al fascino di Paolo Avanzi, un artista che, da qualche anno, appare con intelligente moderazione, così da determinare ammirazione e aspettativa, e cioè le disposizioni che meglio convengono all’opera di un artista. Paolo Avanzi, con paziente impegno, si è dotato di una seducente invenzione e di un sapiente mestiere. È difficile sottrarsi al fascino dei suoi quadri volutamente deformati e infiniti, perché lui insiste su diversi luoghi comuni della nostra psicologia e della nostra cultura: il risultato mantiene un carattere di profonda originalità. La forza di Avanzi è proprio quella di  riuscire a conservare lo stupore nel quotidiano, la capacità di meraviglia secondo i dettami dell’estetica barocca. Noi restiamo stupiti di fronte ai risultati di Paolo Avanzi. Ciò che preme a questo straordinario, moltiplicato ed inatteso artista veneto è evocare, alludere a un intero mondo con limpidi frammenti di visione, smuovere stratificazioni di pensieri ed emozioni sepolte, o forse mai a noi appartenute, ma che egli ci fa credere nostre. Questo è il potere di seduzione, di incantamento delle immagini: che si radicano dentro di noi come se ci fossero sempre state. Le sue sono architetture del    pensiero utili per definire uno spazio mentale, come puri elementi compositivi. Non simboli e non storia; in fondo neppure mito vi è in Avanzi, altro che non sia il mito stesso della pittura. Dall’esplorazione analitica e oggettiva del nostro orizzonte sociale quotidiano, che sembra il maggior interesse dell’arte più vicina a noi di Paolo Avanzi, il nuovo racconto è lo strumento più tipico, sia attraverso il montaggio mutuato dai comic strips, sia attraverso più propriamente l’associazione pittorica di frammentarie ma significative immagini dell’ottica dei mass media, sia ancora accettando, indirettamente, la casuale composizione d’ immagini dell’ affiche déchirée, oppure nella confluenza di elementi analogici diversi non direttamente descrittivi. La sua   communication painting, così esatta nella scrittura, così precisa nella scelta delle parole, da essere storicamente a ridosso del presente, è chiara ed evidente testimonianza di un desiderio di libertà assoluta, filosofica, di autodeterminazione artistica, di facoltà di iniziare da sé un evento. Avanzi ama talmente l’arte da tenersi a debita distanza da ogni altra intenzione, da ogni altro impegno, da ogni altra ideologia. Cattura la ricchezza del visibile, cioè dell’infinità dei fenomeni, e cattura la ricchezza del mistero che li anima. Nei fatti, la sua è un’arte di pura fatica e pura gioia: è evidente che non crede a estremismi della forma umana che alla fine lasciano sul terreno una sola vittima, proprio quel principio di realtà che sostanzia il suo credo poetico; è palese che si batte da giovane e affettuoso leone con il visibile, internando antiche perplessità psicologiche nella visione. La qualità delle sue opere è elevatissima, perché egli, in via del tutto autonoma e senza nulla cedere alla sibaritica lenticolarità della forma, capisce che la realtà, così come appare, può essere una gigantesca fandonia che non conduce alla verità. Per questo, optando per un linguaggio fascinatorio ed ambiziosissimo e secondando il magico specchio presente alla sua coscienza (tutto teso ad una rappresentazione superiore del reale), Paolo Avanzi, ha deciso, con alterità nomade, di spingersi sempre più lontano, oltre il confine dal quale non c’è viandante che ritorni.

Andrea Di Pre. Critico d’arte. (Gennaio 2009

PROLIFERAZIONE ENERGETICA

87 x 70 cm acrilico su tela